Edifici e beni culturali
Il progetto di illuminazione realizzato per un edificio storico monumentale ha trovato nella luce LED una risposta coerente sia alle esigenze normative in materia come ai vincoli posti dalla tutela, offrendo un notevole risparmio nei costi di gestione.

Il concept dell’illuminazione
Da un proficuo confronto con la soprintendenza è emersa la necessità di valorizzare i fregi in pietra delle finestrature con un sistema d’illuminazione posto sui davanzali particolarmente discreto in ambito diurno. L’ordine di sorgenti poste all’ultimo piano rischiara il decoro sottogronda in modo continuo ricomponendo unità formale della facciata. La composizione dell’illuminazione considera anche l’apporto dell’illuminazione stradale adiacente che con sorgenti poste in quota crea un leggero fondo luminoso attenuando il contrasto dell’illuminazione d’accento.
Gli apparecchi utilizzati sono mini-barre LED con alimentatore separato completamente nascoste dalla visione stradale, il che ha consentito di eliminare completamente l’abbagliamento diretto. La tonalità di luce bianca è attorno ai 3000K va ad assecondare la colorazione delle pietre delle decorazioni e dei rivestimenti.

Risparmio energetico e manutenzione
La possibilità di posizionare gli apparecchi sui davanzali delle finestre permette di concentrare la luce sulle decorazioni contenendo la potenza delle sorgenti ed evitando dispersioni di flusso. L’utilizzo di sorgenti a LED contribuisce ad abbattere notevolmente il consumo elettrico che è inferiore ai 500 W per tutta la facciata. La posizione degli apparecchi inoltre è favorevole sia alla pulizia dell’apparecchio che alla manutenzione delle unità elettriche.
Limitazione dell’inquinamento luminoso
Il sistema d’illuminazione che è stato proposto per questa realizzazione è rispondente alle normative sull’inquinamento luminoso, in quanto l’illuminamento medio della facciata non supera i 15 lux e l’emissione massima al di fuori della sagoma da illuminare non supera i 5 lux. Inoltre gli apparecchi d’illuminazione sono collegati ad una centralina temporizzata che ne determina lo spegnimento entro le ore 24 (vedi Legge Regionale 21 Dicembre 2004 n° 38. Modifiche e integrazioni alla L. R. 17/2000 ed ulteriori disposizioni, con particolare riferimento alle modifiche all’articolo 6 della L. R. 17/2000).

L’utilizzo di sorgenti a LED ha sicuramente semplificato la calibrazione del flusso luminoso per adeguare l’impianto alle richieste della normativa. La possibilità di regolare l’emissione del diodo unitamente alla grande varietà di lenti disponibili per lo stesso apparecchio consentono di modellare il fascio luminoso e sagomarlo sul soggetto dell’illuminazione evitando inutili dispersioni. Di contro bisogna evidenziare che ancora oggi è difficile trovare produttori di moduli LED in grado di fornire dati fotometrici dettagliati corrispondenti alla grande varietà di emissioni dichiarate in catalogo. Chi tra questi realizza le misure fotometriche adeguate si pone in posizione di vantaggio per corrispondere ai dossier tecnici richiesti dagli organi di controllo sull’inquinamento luminoso. Si è scelto quindi di procedere a verificare la rispondenza alla normativa utilizzando per il calcolo le fotometrie fornite da costruttori attrezzati. Tutta la documentazione di calcolo è stata inviata e verifica con i tecnici dell’ARPA. Gli organi tecnici della Regione Lombardia rappresentano un contesto particolarmente evoluto per quanto riguarda la regolamentazione e il controllo dell’inquinamento luminoso. Se l’ultima parola spetta generalmente all’ente comunale, è la Regione che metta a disposizione tramite i fisici dell’ARPA le competenze adeguate per valutare la corrispondenza dell’impianto.
scarica la pagina in .pdf
RSS Feed

